Il glaucoma



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PREMESSA


Il GLAUCOMA è una malattia complessa, ad andamento cronico e progressivo a tutt’oggi ancora al centro di studi e ricerche. I variegati e multiformi quadri clinici stimolano a mettere a punto nuove indagini diagnostiche sempre più sofisticate ed affidabili per permettere diagnosi più precoci e corrette. Nello stesso tempo le terapie, dai colliri al laser ed alla chirurgia, mirano a risultati progressivamente più stabili e duraturi nel tempo.
E’ una patologia dalle mille sfaccettature, che il più delle volte subdolamente può causare irrimediabili danni alla vista: ricordiamo infatti che è la seconda causa di cecità nel mondo.
Per tale motivo, mai come nella cura della malattia glaucomatosa, ha importanza il paziente; in quanto è Lui che deve collaborare completamente, che deve "sopportare" le lunghe terapie ed i frequenti e periodici controlli. E’ proprio in questo "contratto" tra medico e paziente che sta "l’asso vincente": infatti un rapporto di reciproca fiducia compenserà l’uno dei suoi sforzi e l’altro della sua tenacia, con in premio il migliore dei risultati, e cioè la salvaguardia della vista.

Per meglio comprendere il generarsi, lo svilupparsi ed i conseguenti danni che questa malattia determina è bene dare prima dei concetti sull’anatomia dell’occhio, sulla pressione intraoculare e sul campo visivo.


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ANATOMIA


Il bulbo oculare è assimilabile ad una sfera, ad esempio un pallone da calcio, composto da diversi strati.
Procedendo dall’esterno troviamo il guscio fibroso o "sclera", che nella sua porzione anteriore si chiama "cornea". Quest’ultima parte è perfettamente trasparente ed assomiglia ad un vero "vetro" dalla forma sferica. Dietro alla cornea abbiamo uno spazio denominato "camera anteriore", delimitato posteriormente "dall’iride"(la parte colorata dell’occhio) che presenta un foro nella parte centrale: la pupilla. Questa struttura così formata funge da diaframma per la luce che penetra all’interno dell’occhio. Essa varia il suo diametro a seconda della quantità di luce presente nell’ambiente in cui ci troviamo, mantenendo all’interno dell’occhio le migliori condizioni di illuminazione.
Dietro all’iride è posizionato il "cristallino", la lente trasparente che converge i raggi luminosi all’interno dell’occhio. Nella cavità dell’occhio situata dietro il cristallino è contenuta una sostanza trasparente e gelatinosa chiamata "vitreo".
Tutta la superficie interna dell’occhio è rivestita dalla "retina" che è composta da milioni di cellule nervose sensibili alla luce. I prolungamenti di tali cellule, come sottilissimi e microscopici fili, si raggruppano in fasci via via più consistenti (oltre un milione per occhio) fino a formare il "nervo ottico". Questo è paragonabile ad un cavo elettrico che uscendo dalla parte posteriore dell’occhio, trasporterà gli impulsi nervosi visivi fino al cervello dove verranno decodificati e trasformati in immagini visive. Il punto di collegamento di questo cavo con la parte posteriore dell’occhio è chiamata "papilla".


Tutte le strutture sin qui menzionate per mantenere la loro funzionalità devono essere nutrite. Il nutrimento è garantito sia dai vasi sanguigni che circolano all’interno dell’occhio ma anche grazie ad un liquido prodotto all’interno dell’organo stesso: "l’umor acqueo". Questo liquido, trasparente e ricco di sostanze nutritive, viene prodotto al di dietro dell’iride da alcuni organelli chiamati "processi ciliari". Esso lambendo la superficie del cristallino attraverso il forame pupillare si porta in camera anteriore sino a venire in contatto con la cornea. Nell’angolo formato dalla cornea stessa e dall’iride ("angolo irido-corneale") viene riassorbito da una struttura grigliata, paragonabile ad una spugna, detta "trabecolato" e come una vera e propria "grondaia" scaricato all’esterno dell’occhio.





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LA PRESSIONE INTRAOCULARE


Possiamo paragonare la pressione interna oculare alla forza data dall’aria all’interno del nostro solito pallone da calcio, che senza una adeguata pressione si sgonfierebbe. Nell’occhio questa forza, anziché dall’aria, viene esercitata dall’umor acqueo, che viene costantemente bilanciato tra il "rubinetto" che lo immette (i processi ciliari), ed il "foro" di scarico (il trabecolato). In questo modo viene garantito il costante equilibrio che riesce a conservare una corretta ed adeguata pressione all’interno del bulbo. Se questo equilibrio si altera avremo come conseguenza un innalzamento della pressione interna dell’occhio: inizierà così a svilupparsi la malattia glaucomatosa.


La pressione intraoculare normale oscilla tra i 12 ed i 20 mmHg, con una tendenza a valori più elevati nella mattinata, più bassi alla sera e nella notte.


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IL CAMPO VISIVO


Possiamo definire il "campo visivo" come la parte di ambiente circostante entro la quale riusciamo a percepire delle immagini senza bisogno di spostare la direzione dello sguardo. Se i nostri occhi sono sani e stiamo ammirando un castello in cima ad un monte percepiremo, oltre al castello stesso, le montagne , il cielo, gli alberi e così via: questo è il nostro campo visivo. Nel campo visivo normale esiste una sola zona buia detta macchia cieca, corrispondente alla proiezione nello spazio della papilla ottica. Guardando sia con uno che con ambedue gli occhi, questa piccola zona cieca non viene avvertita.



Quando entrambi gli occhi funzionano in modo corretto, il campo visivo è ampio (in alto), ma col progredire del glaucoma può ridursi (centro) fino ad arrivare ad una condizione in cui il paziente ha l'impressione di guardare attraverso un tunnel (in basso).



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