Terapia fotodinamica



La terapia fotodinamica è una terapia estremamente innovativa e promettente, che da pochi anni ha avuto uno sviluppo molto importante nella cura delle neovascolarizzazioni sottoretiniche, complicanze che il più delle volte sono correlate alla Degenerazione Maculare Senile (DMS).



La DEGENERAZIONE MACULARE LEGATA ALL’ETA’ è la maggior causa di grave diminuzione del visus oltre i 55 anni di età soprattutto nella forma essudativa, caratterizzata dalla presenza di neovasi sottoretinici in sede maculare (per saperne di più vai all’OCCHIO E LE SUE PATOLOGIE”).


Ricordiamo infatti che, in questi processi patologici, sino a poco tempo fa la terapia più utilizzata era la fotocoagulazione laser, ma con una efficacia piuttosto limitata per l’alto numero di recidive riscontrate; inoltre la percentuale di neovascolarizzazioni sottoretiniche non trattabili, perché molto centrali, risultava ancora molto elevata, attestandosi su valori del 60-70%, nonostante l’angiografia con verde indocianina abbia aumentato la possibilità di terapia laser. Altre terapie alternative come la escissione chirurgica, o la trasposizione maculare vengono effettuate sempre più raramente e solo in casi selezionati, per i possibili gravi effetti collaterali. Anche la radioterapia, così come l’utilizzo dell'interferone, non hanno portato ad effetti positivi nella cura delle maculopatie.
Con queste premesse la TERAPIA FOTODINAMICA (Photo Dynamic Therapy:PDT) può rappresentare sin da subito una valida alternativa alla terapia laser.
Il farmaco utilizzato (VERTEPORFIRINA) ha dimostrato nei tumori cutanei le sue capacità di blocco sull’apporto vascolare al tessuto neoformato attraverso una proprietà tossica sulla parte interna dell’albero vascolare; questa azione permette la chiusura del vaso con un vero e proprio “tappo” non permettendo pertanto l’apporto nutritivo alla cellula tumorale che in definitiva degenera. Scopo della terapia in campo oftalmologico è la chiusura selettiva dei neovasi coroideali con un minimo o nullo danno ai tessuti limitrofi, al contrario di quello che avviene con i laser convenzionali.
Il trattamento avviene in due fasi; nella prima viene iniettato endovena il farmaco che si posiziona nei vasi “ammalati”; nella seconda, il farmaco viene stimolato alla sua azione da un laser a bassa intensità per circa 80 secondi con la successiva selettiva distruzione della neovascolarizzazione. Il farmaco viene totalmente escreto in 24 ore ed in tale periodo, essendo la sostanza fotosensibile, è sconsigliata l’esposizione alla luce solare.
Purtroppo nei 2-3 mesi successivi al trattamento è praticamente la regola che si verifichino recidive tali da richiedere un nuovo intervento.




Qual è il meccanismo d’azione della PDT?

Il farmaco iniettato in vena si lega selettivamente all’endotelio della membrana neovascolare. Il colorante, eccitato dalla luce laser, produce radicali ossigeno con degranulazione delle cellule e successiva chiusura dei vasi. In tal modo i capillari retinici sovrastanti ed adiacenti e l’albero vascolare sottostante non dovrebbero essere coinvolti.
Ultimamente è stata suggerita una nuova ipotesi d’azione del farmaco: i radicali prodotti dalla terapia distruggono i globuli rossi localizzati nella membrana e l’emoglobina così rilasciata funge da vasocostrittore sulle cellule endoteliali della membrana neovascolare. Anche i vasi circostanti verrebbero danneggiati, ma essendo di più ampie dimensioni e con una emodinamica più attiva non subirebbero danni devastanti.





Risultati

Sono stati recentemente pubblicati i primi risultati clinici ad un anno. Il 61% dei pazienti trattati con la Verteporfirina contro il 46% dei trattati con un farmaco placebo, aveva mantenuto un visus stabile o addirittura migliore.
Gli effetti collaterali sono stati molto modesti ed hanno incluso dei disturbi visivi transitori (18%), alterazioni cutanee nel punto di inoculazione (13%) e fotosensitività (3%).

A tutt’oggi (Febbraio 2000) la registrazione del farmaco è stata approvata in Svizzera e pertanto è disponibile anche se il suo costo è elevato.
Si auspica pertanto, che la tearapia fotodinamica possa essere un valido trattamento della degenerazione maculare legata all’età, o alle forme di maculopatia miopica o in generale a tutte le forme di neovascolarizzazione del polo posteriore (retinopatia diabetica?).
Sicuramente aver a disposizione un’alternativa terapeutica porterà allo sviluppo di nuovi medicamenti anche con il risultato di diminuire i costi della PDT.


IN SINTESI

  • La percentuale di neovascolarizzazioni sottoretiniche non trattabili con la fotocoagulazione laser è molto elevata:60-70%.
  • Le alternative terapeutiche chirurgiche sono spesso deludenti o di difficile applicazione; quelle farmacologiche sono ancora in fase sperimentale.
  • La TERAPIA FOTODINAMICA, invece, rappresenta un’alternativa alla fotocoagulazione laser non solo valida, ma anche immediatamente disponibile.
  • Il trattamento si avvale di un farmaco in grado di indurre una trombosi selettiva dei neovasi coroideali con un minimo danno alle strutture vicine.