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La FACOEMULSIFICAZIONE
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Il trattamento chirurgico della cataratta è senza dubbio uno dei passi più moderni che la tecnica medica abbia compiuto. Infatti oggigiorno è possibile asportarla attraverso una apertura talmente
piccola che non necessita di essere saturata. Tale tecnica è la FACOEMULSIFICAZIONE che consiste nella frantumazione e successiva aspirazione del materiale catarattoso attraverso una piccola sonda, grande quanto una punta di un pennarello, che sfrutta il potere meccanico degli ultrasuoni.
Questa sonda viene inserita dentro l’occhio attraverso un passaggio a “tunnel” dentro il tessuto oculare largo circa 3,5 mm che per le ridotte dimensioni e per le sue caratteristiche strutturali è autochiudente, cioè non sono necessari punti per il collabimento della ferita. Tuttavia in alcuni casi si decide comunque di apporre un punto di sutura alla fine dell’intervento per poter “ridurre” al massimo l’astigmatismo post-operatorio e quindi rendere il risultato finale dell’intervento quanto più soddisfacente possibile per il paziente.
In definitiva i vantaggi di tale tecnica sono:
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riabilitazione visiva più rapida
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stabilità rifrattiva più veloce
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induzione di minore astigmatismo post-operatorio precoce
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maggiore robustezza della chiusura e quindi maggiore sicurezza nell’effettuare interventi in day-hospital
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riduzione dell’infiammazione post-chirurgica
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( INDICE )
La lente intraoculare (IOL)
Una volta asportato il cristallino catarattoso sarà necessario impiantare un cosiddetto cristallino artificiale o IOL. Tale cristallino non ha però le caratteristiche di quello naturale di poter cambiare il suo spessore permettendo quindi sia la visione del lontano che del vicino, ma soltanto di una delle due distanze. Per tale motivo nella maggioranza dei casi esso si calcola per poter svolgere la vita di relazione e cioè per la lontananza; per la lettura saranno necessarie delle lenti ausiliarie (lenti da presbiopia). Il calcolo della “gradazione” del cristallino viene fatto con uno strumento chiamato ECOBIOMETRO contestualmente alla visita specialistica. Tale apparecchio permette di misurare, grazie agli ultrasuoni, la lunghezza dell’occhio e quindi stabilire la “potenza” del cristallino da impiantare.
Lentina intraoculare pieghevole
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La dimensione reale di una lentina paragonata ad un comune fermaglio da carta
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Anche le industrie produttrici delle IOL hanno fatto notevoli passi in avanti. Infatti le lenti intraoculari che vengono utilizzate dopo aver asportato la cataratta con la facoemulsificazione sono, più piccole rispetto a quelle utilizzate precedentemente, o sono IOL MORBIDE, che si inseriscono piegate e per le loro caratteristiche strutturali si aprono dentro l’occhio. Queste ultime sfruttano a pieno i vantaggi della facoemulsificazione perché non è necessario allargare il tunnel precedentemente inciso per asportare la cataratta. Ma l’ultima innovazione è la IOL MULTIFOCALE, vale a dire un cristallino artificiale che permette la messa a fuoco sia da lontano sia da vicino, effetto paragonabile ad una lente “varifocale”. L'impianto di tale tipo di cristallino ha però dei limiti. Infatti è innanzitutto necessario un intervento "bilaterale", quasi simultaneo, per favorire a pieno il suo utilizzo, quidi può essere impiantato in pazienti con cataratta in entrambi gli occhi. Non è inoltre consigliabile in persone molto anziane perchè non capaci di sfruttarlo al meglio, in pazienti miopi o affetti da altra patologia oculare.
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Il cristallino artificiale è indistruttibile e non dovrà mai essere sostituito o “pulito”.
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L'intervento e l'anestesia
L’intervento di cataratta, avendo una durata breve (circa quindici minuti), viene eseguito nel 95% dei casi in anestesia locale. Ciò significa che viene “addormentato” solo l’occhio ed il paziente sveglio dialoga con il chirurgo pur non percependo nessun dolore.
Questo tipo di anestesia può essere fatta o infiltrando l’anestetico con un ago da insulina nella parte adiacente all’occhio da operare (anestesia parabulbare) o instillando delle semplici gocce (anestesia topica). Con la prima procedura il paziente avverte solo una piccolissima sensazione di puntura tale a quella di un insetto; con la seconda, che solo grazie all’avvento della facoemulsificazione può essere utilizzata, non avverte assolutamente nulla. Ciò ha degli indubbi vantaggi ma necessita di una collaborazione del paziente assai importante. Infatti, mentre nel primo tipo di anestesia (parabulbare) il paziente anche se volesse non ha la possibilità di muovere l’occhio, con l’anestesia topica il paziente conserva tutti i movimenti oculari quindi durante l’intervento è costretto a tenere fisso lo sguardo. Entrambe queste metodiche consentono al paziente subito dopo l’intervento di alzarsi ed andare a casa. L’anestesia generale è riservata solo a casi particolari come piccoli pazienti o pazienti giovani e nei casi in cui non si può avere una collaborazione come nei casi di insufficienza mentale.
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...continua
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